Ciao!

Martedì 25 luglio alle 17 si terrà la seconda parte del seminario Raccontare non è Comunicare (iscrizioni qui).

Oltre alla famosa scena del film di Godard di cui ho accennato nella precedente mail (guardate la scena del film, si trova qui, mentre questa è una precedente che vi può essere utile ), parleremo anche dell’esercizio prodotto all’ingresso di questo secondo incontro: il “Truck di Smith”.

Ho ricevuto diversi testi interessanti. Li vedremo nell’incontro insieme alla famosa questione perché quella scena del film di Godard è così importante ai nostri fini? e sarò curioso di discuterne con voi a tutto campo!

Intanto ecco qualche assaggio parziale di vostre soluzioni al Truck di Smith.

Questa ve la segnalo sicuramente perché ha una organizzazione e sposta il punto di vista. Si presta a diverse considerazioni:

“Era un pomeriggio piovoso e come sempre Smith, che non amava i pomeriggi piovosi, prese il suo truck per fare il suo solito giro.
Era un truck giallo, non molto grande, sicuramente il suo preferito.
In men che non si dica Smith si ritrovò sulla solita pista, pronto a correre con il suo bolide preferito. Sapeva benissimo che ogni volta che era con il suo amato truck giallo qualcuno ci avrebbe rimesso le penne, ma quella sensazione di invicibilità saziava il suo animo, reso così cupo dalla pioggia incessante.
È così anche questa volta qualcuno rimase lì sulla pista, questa volta si trattava di Rex, il piccolo tirannosauro di gomma che gli aveva regalato la nonna. Piccolo e leggero appena Smith lo urto con il suo piccolo truck giallo il giocattolo fece un volo giù dalla pista!” (…)

Adesso vi propongo alcuni incipit.

Questo si presta a diversi percorsi. Voi che ne pensate?

“Le strade di quella cittadina erano avvolte da un’atmosfera di mistero e pericolo. Un’impronta indelebile del passato sembrava aver segnato il destino di coloro che osavano avventurarsi oltre i confini protetti. Nel cuore di quel labirinto di vie strettamente intrecciate, sorgeva un cartello sgargiante: “DIVIETO DI ACCESSO. IL TRUCK DI SMITH”. Sembrava una sentenza imposta da qualcuno, una minaccia che aveva portato via vite umane in passato.”

Questo invece rammenta una classica short story americana:

“Smith era irascibile. Tutti lo salutavano con reverenza, solo perché lo volevano come amico. Alla fine era lui che difendeva la piccola comunità, la sua sola presenza intimoriva e nessuno osava fare qualcosa che potesse irritarlo ritritare qualcuno del suo giro.
Chi non lo conosceva era Fred, arrivato da poco in città, un camionista che dopo la giornata sul camion amava passare le serate a sbronzarsi nel bar.” (…)

E quest’altro? A che cosa vi fa pensare?

“Ma che tipo quello Smith! poche volte l’ho incontrato, ma quella mattina me lo son vista spuntare davanti molto prima del solito. Pensandoci bene però, in serata aveva incontrato una delle sue ex nella tavola calda sotto al mio appartamento.” (…)

Questo inizio propone una storia di lavoro dei nostri tempi:

“L’uomo Amazon, non cammina, non corre, marcia: la marcia Amazon. Ma Smith deve correre, completare le consegne e…” E quest’ultimo?

E poi la gelosia fa brutti scherzi, ma i suoi risvolti sono davvero tanti e imponderabili:

“Lei infila il senso unico dal verso contrario. Vuole vedere dove suo marito trascorre la sua pausa pranzo quotidiana. Inchioda e accosta al cenno di Lenny seduto al suo fianco. Una bettola avvolge con la sua penombra una sagoma dai lunghi lisci capelli che esce correndo verso il truck. Il coltello scivola a terra e il tintinnio viene ovattato dal rombo del mezzo che riparte in disciplinata inversione a U.”

E, adesso, rinnovo la sfida (facile per me, ho la vittoria in tasca!). L’altra volta avevo scritto: “è probabile che tu conosca questo famosissimo film, À bout de souffle, Jean-Luc Godard, 1959″. In particolare mi riferivo a questa scena: “Michel e Patricia passeggiano per Parigi. Michel è un piccolo ma affascinante delinquente che ha ucciso un poliziotto e che corteggia la giovane studentessa americana mentre la polizia lo cerca e la sua foto appare sui giornali.” (…) ecc. ecc.

Insomma, rinnovo il challenge: perchè questa scena solleva una questione senza capire la quale è assolutamente impossibile comprendere davvero l’arte di raccontare e di fare storytelling?

Anche se stai già facendo questo lavoro, se sei un guru, o lo insegni o racconti in proprio in attesa di successo, sono sicuro che non lo sai, perché è molto probabile che tu sia imbevuta/o di luoghi comuni e di stereotipi sullo storytelling!

Perché non li smantelliamo insieme? Di più, davvero, non ti posso dire. E neanche questo incontro sarà registrato. Perché… anche questo è storytelling, il messaggio… puff un bel momento svanisce!

Un caro saluto e a presto.
Alberto Pian
www.albertopian.it

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“Comunicare” non è “Raccontare”
Esercizi per “veri” storyteller


SECONDA PARTE, webinar
 Martedì 25 luglio ore 17
(La prima parte si è tenuta 
Giovedì 13 Luglio ore 17)

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