Alberto Pian

Alberto Pian

LE DUE FACCE DELLO STORYTELLING: PERCHÈ AMANPOUR (USA, CNN) HA FATTO SALTARE L’INTERVISTA CON RAISI (PRESIDENTE IRAN).

Mentre in Iran infuria la repressione contro donne e uomini che manifestano contro il regime in seguito alla morte di Mahsa Amina, una giornalista della CNN può fare una scelta: accettare le condizioni poste dall’intervistato e quindi realizzare l’intervista al presidente iraniano, oppure rifiutarle ma rinunciare all’intervista. La scelta è fatta. Perché proprio quella? Quali opzioni abbiamo per raccontare una storia? Dove si trova la “grande storia”? Questo evento (che trattiamo solo sul piano narrativo), ci offre la possibilità di chiarire molti aspetti della narrazione, con una conclusione intrigante e forse non troppo lontana dalla realtà.

ANTEFATTO, NYC 23 SETTEMBRE

Il 23 settembre 2022 a New York sarebbe dovuta andare in scena un’intervista organizzata dalla giornalista Christiane Amanpour della catena televisiva CNN con il presidente iraniano Ebrahim Raisi. Questa intervista ha richiesto settimane di preparazione otto ore di preparativi tecnici (fonte: Corriere della Sera) La giornalista dichiara che avrebbe voluto chiedere conto dei morti e delle proteste in Iran a causa della nota vicenda della morte di Masha Amini, avvenuta in seguito al suo arresto da parte della “Polizia della moralità”.

LE CONDIZIONI DI UN’INTERVISTA

Il presidente Raisi ha chiesto alla giornalista di indossare il velo durante l’intervista “perché ci troviamo nei mesi sacri di Muharram e Safar”, come spiega la stessa giornalista che prosegue: “Ho fatto notare che nessun precedente presidente iraniano aveva rifatto questa richiesta quando li ho intervistati fuori dall’Iran. L’assistente ha chiarito che l’intervista non sarebbe avvenuta se non avessi indossato il velo. Ha detto che era “una questione di rispetto” e ha fatto riferimento alla “situazione in Iran” alludendo alle proteste nel Paese.”

GLI OBIETTIVI DELLA NARRAZIONE

CNN sede centrale di Atlanta. La CNN è stata fondata nel 1980, primo network all news in tempo reale. (foto di Connor.carey/English Wikipedia, CC BY-SA 4.0)

Quindi l’intervista non ha avuto luogo e la giornalista ha pubblicato una foto che la mostra davanti alla sedia lasciata vuota dal presidente che ha rifiutato di essere intervistato.

Questa storia è stata fin dall’inizio nelle mani della giornalista. Che cosa raccontare e in che modo dipende dall’obiettivo che la giornalista ha stabilito per il suo storytelling. Tutte le storie presentano delle alternative e queste alternative dipendono a loro volta dagli obiettivi della narrazione. Questi obiettivi possono essere radicalmente differenti se non contrapposti e allora avremo storie radicalmente diverse e contrapposte.

In questo caso si possono rintracciare due filoni principali:

A. PRIMO FILONE NARRATIVO

La giornalista non accetta le condizioni poste dall’intervistato, per cui l’intervista salta.

Dove viene indirizzata l’attenzione del pubblico?

Sulla giornalista davanti a una sedia vuota. Il focus della narrazione diventa la giornalista stessa. Lei è quella che ha scelto di non essere “sottomessa” alle condizioni richieste dal presidente iraniano e quindi la storia assume la giornalista come protagonista di un gesto di rifiuto.

Perché il focus della narrazione non è il presidente iraniano?

Per tre ragioni principali.

Il presidente iraniano Ebrahim Raisi.

PRIMA RAGIONE. Prima di tutto perché egli non compare sulla scena fisicamente poiché la sedia è vuota, quanto oralmente perché non parla, non lo ascoltiamo.

SECONDA RAGIONE. In secondo luogo perché è “normale” e ovvio che il presidente difenda le posizioni politico – religiose del suo  stesso regime politico. Questo comporta anche un corollario.

COROLLARIO. Il corollario di questo secondo punto è che non si può produrre un “effetto – scandalo” in seguito al rifiuto della giornalista di accettare le richieste dell’intervistato. Non possiamo avere un effetto  scandalo perché ovviamente è più scandaloso per l’opinione pubblica assistere alle immagini e ai reportage che mostrano una “polizia della moralità” che arresta e decide della vita delle persone, rispetto a una sedia rimasta vuota per il rifiuto di una intervista. Una sedia vuota non potrà mai avere un “effetto – scandalo” di fronte alla violenta repressione delle proteste e ai morti ai quali assistiamo nello stesso identico momento.

TERZA RAGIONE. In terzo luogo perché il vantaggio di un’intervista di questo genere sarebbe a favore della multinazionale televisiva che in piena attualità politica riuscirebbe a intervistare il presidente dell’Iran, cioè quello che può essere considerato il massimo responsabile del caos odierno. Da questo punto di vista le condizioni poste dall’intervistato potrebbero essere anche considerate una provocazione per far saltare l’intervista stessa, programmata da tempo ma divenuta quantomeno imbarazzante. Non possiamo sapere esattamente come stanno le cose in questo caso, ma è giusto prendere in considerazione anche questa ipotesi.

OBIETTIVO DEL PRIMO FILONE NARRATIVO

Ora ci dobbiamo chiedere: “Qual è l’obiettivo del primo filone, dal punto di vista narrativo?” È facile capire che l’obiettivo è mettere in primo piano la CNN e la sua giornalista Amanpour. L’obiettivo non è sostenere la causa delle donne iraniane, né mettere alla sbarra il presidente iraniano, né mettere sotto accusa il regime in diretta TV. Il presidente lascia la sedia vuota, fa quello che ci si aspetta da lui: difendere il regime. Non si compromette con un’intervista che sarebbe andata in scena a livello mondiale e lascia una sedia vuota di fronte alla quale la CNN può mostrare la propria giornalista.

B. SECONDO FILONE NARRATIVO

La giornalista accetta le condizioni imposte dall’intervistato pur di realizzare l’intervista. Perciò indossa il velo.

Tutti ovviamente sanno che la giornalista è contraria a questa imposizione e che è schierata dalla parte delle donne iraniane. Non ha bisogno di dimostrarlo. Quello che le interessa è inchiodare in qualche modo il presidente iraniano. L’obiettivo potrebbe essere di esercitare sul presidente la pressione dell’opinione pubblica mondiale.

La giornalista si è preparata delle domande scomode ma formulate in modo tale da non poter essere rifiutate. È sottile e arguta e ingaggia una conversazione dalla quale il presidente iraniano non riesce a divincolarsi ma dalla quale appare tutta l’inconsistenza delle sue argomentazioni e, forse, la giornalista riesce anche metterlo gravemente in imbarazzo e a ottenere qualche flebile garanzia per le donne iraniane. In ogni caso risveglia la coscienza dell’opinione pubblica mondiale mostrando che il regime è ancor più debole di quanto appaia.

GRANDI E PICCOLE STORIE

Non sto affrontando la questione da un punto di vista politico ma esclusivamente e genuinamente narrativo. In quale dei due casi abbiamo una grande storia? Vi renderete conto, al di là di qualsiasi idea abbiate sulla situazione in Iran, che nel primo caso presentiamo una piccola storia i cui ingredienti sono scontati mentre nel secondo avremo una grande storia nella quale la suspense e la tensione emotiva ne sono già il pilastro portante, senza neanche bisogno di studiare il modo per “inserirle”.

Tendenzialmente quindi il primo filone mostra una storia centrata sulla giornalista, punta i riflettori sulla CNN e sul ruolo che ha giocato per cercare di assicurare un’intervista così esclusiva in un momento così delicato.

Il secondo filone invece punta i riflettori sulle donne, sulla loro protesta e sulle debolezze del regime iraniano mostrando che “il re è nudo”.

Noi sappiamo quale scelta è stata fatta. Non ci stupiamo più di tanto neppure in questo caso: è la CNN si ho no uno dei più importanti network mondiali? E’ in grado di sostenere proprie ragioni e obiettivi indipendentemente da ciò che l’attualità storica e politica richiederebbe? Certo. Dimmi l’opzione che scegli e ti dirò chi sei. Nulla di nuovo.

E SE ANCHE DIETRO IL PRIMO FILONE CI FOSSE UNA GRANDE STORIA?

Invece voglio continuare con voi questa analisi anche per mostrarvi quale metodo adotto quando si tratta di analizzare delle fonti e degli eventi per trovare grandi storie da raccontare.

Infatti la questione non finisce di certo qui. Ragioniamo.

Per quale motivo la CNN dovrebbe accettare la provocazione del suo intervistato in un momento storico come questo, rinunciando a un servizio preparato da settimane, che ha già avuto costi importanti prima ancora di essere realizzato e che avrebbe fatto il giro del mondo per giorni e giorni colpendo l’opinione pubblica mondiale?

Chi segue le vicende politiche internazionali e la politica estera degli USA in particolare, come faccio io, saprà che l’orientamento della Casa Bianca nei confronti del regime iraniano sta cambiando. Non mi voglio dilungare perché sarà facile per il lettore documentarsi tramite la rete, ma le pressioni politiche, economiche e militari degli USA verso la Cina, hanno determinato un cambiamento di strategia anche nei confronti di una serie di paesi come l’Iran (e l’Afghanistan), che non si vorrebbero schierati dalla parte sbagliata di un possibile conflitto.

Alla luce di questa considerazione lo storyteller, che ragiona secondo precisi modelli investigativi, non può non porsi questa domanda: “È postille che l’amministrazione USA abbia esercitato delle pressioni sulla CNN per evitare di mettere in difficoltà il presidente dell’Iran proprio in un momento di modifica delle traiettorie di politica estera americana?”

È legittimo ipotizzare che questa intervista avrebbe reso più tesi di quanto gli USA avrebbero voluto i rapporti con l’Iran, nel momento in cui questo paese potrebbe essere avvicinato in chiave anticinese nello scenario asiatico? Fantascienza? Non credo affatto. Del resto, mentre gli Stati Uniti ricoprono il governo ucraino di soldi e armi, non risulta un appoggio altrettanto forte alla resistenza interna o esterna iraniana.

Anzi, le prese di posizione dell’amministrazione americana sule attuali vicende iraniane sembrano piuttosto tiepide e diplomatiche.

Ed ecco che, improvvisamente, emergerebbe una grande storia dal filone apparentemente più debole della narrazione. Del resto, come ci insegna la psicologia umana, ogni apparente debolezza nasconde una reale forza.

POTREMO CONTINUARE…

Potremo continuare parlando di come una potenza della portata degli USA sia in grado di manovrare sul piano internazionale scegliendo di volta in volta i pesi e le misure su cui costruire le proprie relazioni. Le donne iraniane e la popolazione iraniana valgono quanto il governo ucraino o quello di Formosa?

Ma lasciamo il lettore “sur sa faime” come si dice in Francia, sia perchè non abbiamo fonti e documenti per dimostrare questa tesi, sia perchè potrà svolgere egli stesso delle ricerche, se lo ritiene interessante.


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